Fondazione Felice

Nell'ottobre 2025, dopo un processo collettivo durato due anni, tra i gruppi di consumatori ed il Consorzio, è nata la Fondazione felice.
Una nuova entità, ma soprattutto un nuovo spazio comune tra produttori e consumatori, per sviluppare, finanziare e realizzare progetti che ci stanno a cuore, superando i limiti delle singole forme giuridiche.
I co-fondatori sono il Consorzio LeGallineFelici, la 
Cooperativa Sociale L'Arcolaio e cinque gruppi di consumatori francesi: Corto Zest, Court Jus, Givrés d'Oranges, Les Cortos e Mixagrumes. La Fondazione felice è una fondazione di partecipazione, un'entità giuridica innovativa che richiede una pluralità di partecipanti - questo significa che altri gruppi di consumatori ed altri attori interessati possono unirsi in ogni momento.

Gli obiettivi

La Fondazione promuove, in particolare nel settore delle filiere alimentari, valori di inclusione sociale, cooperazione e democrazia. La Fondazione sostiene e accompagna iniziative locali e transnazionali a favore:

  • dell'educazione e dell'accesso per il maggior numero di persone ad un'alimentazione sana e sostenibile

  • della salvaguardia dei terreni agricoli, del ricambio generazionale nella gestione delle aziende agricole e del sostegno ai giovani che si dedicano all'agricoltura

  • della cooperazione tra produttori agricoli e consumatori volta a sviluppare solidarietà e progetti comuni

  • dell'agroecologia, intesa come scienza e insieme di pratiche agricole rispettose dell'equilibrio degli ecosistemi, e come pratica socio-economica rispettosa dell'essere umano

  • dello sviluppo di filiere alimentari corte organizzate dal basso e collettivamente da produttori e consumatori

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Domande e risposte

Noi soci delle Galline Felici siamo legalmente costituiti come Consorzio. Questo istituto giuridico “leggero” si presta bene a due obiettivi principali: il supporto tecnico ai soci e la commercializzazione delle nostre produzioni agricole. Tuttavia, le nostre ambizioni hanno sempre superato questi due semplici scopi. Dalla nostra governance (molto) partecipativa e solidale ai rapporti e progetti con i nostri consumatori, dalla cura per il bene comune al supporto di numerose iniziative, abbiamo sempre puntato ad essere molto più di una semplice azienda commerciale.
Purtroppo, però, nel corso degli anni la realizzazione di queste ambizioni si è spesso scontrata con la mancanza di risorse e con i limiti imposti dalla struttura giuridica stessa del consorzio: non è facile riuscire a coniugare attività commerciali e sociali. Per motivi legali, il Consorzio è costretto a rifiutare le donazioni che talvolta i gruppi di consumatori desiderano fare. Da qui l'idea di creare un nuovo soggetto giuridico per poter finanziare più facilmente progetti non direttamente legati alla commercializzazione dei prodotti agricoli.

Nel frattempo, in Italia e in Europa, numerosi gruppi di consumatori legati al Consorzio sono diventati più autonomi. Legati anche ad altri produttori agricoli, sono spesso diventati, in modi molto diversi, vere e proprie comunità di cittadini per l'offerta e la riflessione sul tema del cibo, dalla produzione alla distribuzione. In alcuni casi, facendo molto più che affrontare la questione alimentare. Anche fra questi gruppi, spesso oberati di impegni, le ambizioni si scontrano talvolta con la mancanza di risorse umane e/o finanziarie. Una struttura di supporto potrebbe essere molto utile.

Ultimo argomento, ma non meno importante: come agricoltori e/o consumatori, siamo tutti preoccupati, non solo per gli effetti del cambiamento climatico sulle nostre vite e sulle nostre agricolture, ma anche per il futuro incerto delle nostre società democratiche, perché ci rendiamo conto di quanto questo sconvolgimento possa distruggerci. Una cosa è certa: per affrontare gli anni a venire e mantenere vivi i nostri sogni - e forse anche solo per continuare a fare quello che stiamo facendo oggi - dovremo essere più uniti che mai, e questa nuova struttura sarà il nostro sostegno.

Il principio di base di una Fondazione è quello di raccogliere fondi o beni che debbono essere messi al servizio di una causa, ed esclusivamente al servizio di quella causa, anche quando i membri fondatori avranno lasciato il posto ad altri. La definizione dello scopo della fondazione - quale o quali cause vogliamo sostenere? - è quindi molto importante perché, a differenza di quanto avviene per le associazioni, questo scopo può essere modificato solo marginalmente. In questo modo la fondazione offre ai suoi donatori e finanziatori la certezza nel tempo dell'uso “corretto” che verrà fatto dei loro contributi.

L'altra faccia della medaglia di questa solidità è il rischio di una governance meno democratica, ristretta intorno ai soli fondatori. Per evitare questo rischio, abbiamo optato per una struttura giuridica italiana innovativa: la Fondazione di Partecipazione. Stiamo inoltre mettendo in atto un processo di costituzione il più aperto possibile, soprattutto per quanto riguarda la definizione dei progetti che la fondazione potrebbe finanziare.

La Fondazione ha anche un aspetto transgenerazionale più marcato rispetto all'associazione: i suoi fondatori dichiarano l'esplicita volontà di trasmettere ciò che loro stessi hanno sognato e messo in pratica in un determinato momento storico, per sostenere un'altra generazione nel perseguimento di quegli stessi sogni.

Nel diritto italiano, la Fondazione di partecipazione è un ente che realizza una forma di cooperazione senza fini di lucro (tutelato, quindi, anche dall’articolo 45 della Costituzione) e che coniuga, in un unico soggetto, l’elemento “patrimoniale” tipico delle Fondazioni, con l’elemento “personale” caratteristico delle associazioni.

La Fondazione di partecipazione è un tipo particolare di Fondazione caratterizzata, sostanzialmente, da tre tratti comuni:

  1. la presenza di una pluralità di fondatori, o comunque di partecipanti all’iniziativa, mediante un apporto non necessariamente economico ma di possibile diversa natura e, tuttavia, finalizzato ed utile al raggiungimento dello scopo prefissato;

  2. la presenza di una partecipazione concreta ed attiva alla gestione della fondazione da parte di tutti i fondatori o partecipanti, attraverso la quale si stabilisce l’organizzazione e le regole di azione dell’ente in base alle esigenze dello stesso;

  3. la presenza di un patrimonio che si forma progressivamente anche grazie all’intervento di soggetti conferenti diversi, e sopravvenuti, rispetto agli originari fondatori che hanno fornito la fondazione di un patrimonio iniziale, ma non autosufficiente e definitivo.

La peculiarità della Fondazione di partecipazione, quindi, è legata alla sua struttura, che deve permettere, da un lato, di ricevere l’adesione di soggetti ulteriori rispetto all’originale fondatore e, dall’altro, ai c.d. “conferenti”, cioè alla pluralità di fondatori o partecipanti, di determinare i processi decisionali finalizzati all’attuazione dello scopo, in funzione del quale i conferimenti sono stati effettuati.

Come funziona la Fondazione?

In generale, una Fondazione viene creata da uno o più membri fondatori che costituiscono il fondo di dotazione della Fondazione (nel nostro caso almeno 30.000 €). I membri fondatori non apportano solo fondi, ma anche il loro impegno a far vivere la Fondazione nel perseguimento degli obiettivi da loro definiti.

La Fondazione di partecipazione è un tipo particolare di Fondazione, che prevede che i membri fondatori e i membri che entreranno in un secondo momento avranno diritti e doveri analoghi, indipendentemente dall'ammontare del loro contributo iniziale. I membri fondatori la creano per garantire che: a) non siano solo loro a decidere; b) abbiano, in futuro e se lo desiderano, la possibilità di lasciare la fondazione senza che questa e i suoi obiettivi iniziali scompaiano.
Quindi, una volta costituita la Fondazione, altre persone sono invitate a partecipare ad essa. Ai membri aderenti viene richiesto di apportare fondi, e di impegnarsi a far vivere la fondazione. Membri fondatori e membri aderenti insieme costituiscono l'Assemblea Partecipativa della Fondazione.

Possono inoltre partecipare alla vita della fondazione membri di un terzo tipo: i membri sostenitori, i quali versano una piccola quota associativa annuale e hanno un impegno meno rilevante. Essi partecipano all'Assemblea Partecipativa con diritto di parola ma non di voto.

Gli organi della Fondazione sono un po' diversi da quelli di un'associazione. Oltre al Consiglio di Amministrazione incaricato della gestione operativa, è presente un Consiglio di Indirizzo nominato dall'Assemblea Partecipativa. Tale Consiglio di Indirizzo ha il compito di custodire lo scopo sociale e garantire il rispetto degli obiettivi della Fondazione. È inoltre, per delega dell'Assemblea Partecipativa, l'organo sovrano della Fondazione. La Fondazione deve dotarsi anche di un Organo di Controllo con il compito di verificare la conformità di ogni atto alla legge e allo Statuto.

La fondazione potrà accedere a finanziamenti pubblici e collaborare su progetti specifici con altre organizzazioni. Potrà anche sviluppare un'attività commerciale accessoria (ad esempio, l’edizione di libri), ma la maggior parte delle sue entrate proverrà dalle donazioni dei suoi membri o di altri donatori. I contributi dei vari membri della fondazione sono a fondo perduto.  La fondazione utilizzerà quindi i propri fondi per finanziare o cofinanziare i progetti scelti, a condizione che, alla fine di ogni periodo contabile annuale, questi stessi fondi rimangano a un livello minimo di 30.000 euro. Questo è uno dei principi fondamentali di questo statuto: l'edificio può essere ampliato o ridotto più e più volte, ma le sue fondamenta devono rimanere intatte.

Oltre al fondo di dotazione iniziale, la fondazione deve quindi garantire un finanziamento regolare. Una piccola percentuale sulle vendite (dal lato del produttore) e sugli acquisti (dal lato del consumatore) potrebbe, ad esempio, costituire parte di questo finanziamento.

Per più dettagli, scarica lo Statuto, in ITALIANO, FRANCESE e TEDESCO.

Essere membri fondatori o associati della fondazione significa far parte di un'economia del dono che va oltre la semplice erogazione di fondi. Significa anche coltivare attivamente l'intelligenza collettiva della fondazione per renderla il più viva e utile possibile!